Occhiello

IL CARDINALE MATTEO MARIA ZUPPI, PRESIDENTE DELLA CEI, A PAOLA PER I FESTEGGIAMENTI DI SAN FRANCESCO.

Intervista di Pasqualino Pandullo

Cardinale Zuppi, la Calabria festeggia il suo patrono, San Francesco di Paola: cos’è la santità? Qual è oggi il senso dell’affidamento ad un santo?

La santità è tutto ciò che rende bella la nostra vita. Non è un dovere: è la bellezza. E’ quella parte di amore che ognuno di noi ha dentro, e la santità ci aiuta a tirarla fuori.  Non a caso è l’immagine di Dio, che abbiamo dentro ognuno di noi, e il suo amore ci aiuta a tirar fuori il nostro amore, la nostra santità. Ne abbiamo un enorme bisogno, perché il suo  contrario è la bruttezza, la corruzione, l’inimicizia, la divisione, la violenza, tutto ciò che offende la vita degli uomini. Per cui la santità aiuta a vivere bene, a rendere bella la nostra vita, rendendo bella quella degli altri.

La pace: come dev’essere sostanziata l’invocazione per la pace?

Anzitutto per la pace occorre invocare tanto, come faceva San Francesco, che nella grotta addirittura lui si flagellava per la pace. Noi mettiamocela tutta. Forse dovremmo piangere con i tanti che soffrono, che sono nella disperazione perché la guerra produce tanta violenza, tanta sofferenza, tanto dolore. E poi la preghiera mica significa: “ho finito”, anzi! La preghiera ci fa cominciare a essere artigiani di pace, cioè ad avere pace con tutti e a cercare la pace per chi non ce l’ha.

I vescovi calabresi si sono schierati nettamente contro l’autonomia differenziata. Che ne pensa il Presidente dei vescovi italiani?

C’è tanta preoccupazione, comprensibile. Ci sarà la discussione, certamente non faremo mancare la nostra voce, perché non significhi mancanza di solidarietà o, peggio, aumentare la divisione e l’iniquità nel nostro Paese.

L’Europa va al voto e le politiche sulla migrazione rappresentano un nodo centrale del confronto politico. Il tono attuale della campagna elettorale non sembra andare della direzione indicata da Papa Francesco, che a Marsiglia ad esempio ha detto che il migrante deve essere “accolto, accompagnato, promosso, integrato”. Lei che ne pensa?

Anzitutto, che questo è un impegno di tutti, è un impegno europeo. Io per esempio che la Calabria che ha mostrato in tanti modi tanta accoglienza, cominciando a salvare la vita, che è il primo dovere che abbiamo. Ma è chiaro che è un problema europeo. Bisogna dire che tante volte l’Europa ha lasciato il cerino in mano all’Italia, questo ha provocato tante paure. Al contrario dobbiamo rovesciare i termini, combattere l’illegalità con la legalità, e anche accorgerci che se vogliamo avere un futuro abbiamo bisogno di tanti, che ci aiutino a cercarlo. Abbiamo bisogno di tanta manodopera che non è per il futuro, è già oggi: quindi se vogliamo crescere, abbiamo bisogno di questo.

La Calabria è la regione della tragedia di Cutro …

Assolutamente: della tragedia, non c’è dubbio, ma anche di quella grande lezione di umanità, che è stata la disperazione per cercare di salvare non si sapeva chi, ma una persona, qualunque essa sia. Credo che questa sia stata una lezione per tutta l’Europa.

Ecologia e cambiamento climatico sono pure temi centrali del dibattito europeo. Papa Francesco nella Laudate Deum mette in guardia dai tecnicismi che servono solo a rattoppare: l’ecologia integrale promossa dal Magistero recente della Chiesa le sembra a buon punto?

No, perché siamo soltanto all’inizio, ci crediamo ancora troppo poco, pensiamo sempre di avere tempo, pensiamo che sia qualcosa di giusto ma un po’ esagerato. Poi ce ne accorgiamo, quando capiamo che siamo indietro, che qualche volta il punto di non ritorno l’abbiamo già passato, de negare questo favorisce i disastri. Favorisce che la casa comune non sia più comune  e non sia più casa, perché rende difficile  o impossibile la vita dell’uomo. E’ questa la preoccupazione del Papa, a maggior ragione per questo dobbiamo seguirlo nel suo richiamo a difendere la casa comune. Poi ci aiuta anche ad essere meno  irresponsabili, più consapevoli non soltanto per noi, ma anche per chi viene dopo di noi.

L’impegno dei cattolici in politica in che modo, dal suo punto di vista, deve concretizzarsi?

Rendendo le indicazioni evangeliche amore e quindi sapienza: trovare le risposte. Non è che nel Vangelo c’è la risposta per quello e per quell’altro. Ma sicuramente deve avere sempre al centro la persona umana; la vita, che va difesa sempre, dall’inizio alla fine. Bene, credo che questa sia la vera indicazione, per chi, cristiano, s’impegna in politica che, come sappiamo, è un impegno importante, perché aiuta il bene comune, e quindi va fatto non per un interesse privato. Io penso va fatto ricordandosi sempre del Padreterno: chi lo fa per Lui, e per il prossimo, io penso saprà farlo libero dagli interessi personali o dei gruppi.

Qual è il suo messaggio ai calabresi?

La vostra è una regione che ha visto tanti dei suoi figli andare lontano. Io mi auguro che possiate essere invece  una regione dove tanti avranno il desiderio di restare e di accogliere. Una regione che ha delle radici così profonde, cosi legate all’amore per il Dio e per il prossimo – siamo qui nel luogo di chi è Patrono della regione – il mio augurio è che possa essere all’altezza, liberandosi da ciò che offende Dio e da ciò che offende la persona, e che offende a mio parere la bellezza e la bellezza della Calabria.

Come ad esempio la criminalità organizzata?

Come ad esempio la criminalità, organizzata o meno (poi purtroppo facilmente si organizza): è qualcosa che è contro il dettame evangelico; come la corruzione, piegare tutto all’interesse personale. Poi stiamo peggio tutti. Credo che la Calabria abbia tanta di questa energia, e può essere un bellissimo esempio per il Paese e per l’Europa.

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